Dec 312016
 

Bhagavad-Gita 6.1 — Los Angeles, 13 febbraio 1969

Devoto: Prabhupāda, è scritto nella Bhagavad-gītā che abbiamo appena letto, di avere fede; che Krishna provvederà a noi. E anche più avanti nella Gītā si dice che Dio aiuta coloro che si aiutano. Ora, come dovremmo determinare ciò che dovremmo…
Prabhupāda: Aiutare se stessi significa sottostare a Krishna; questo è aiutare se stessi. E se pensi: “Oh, posso proteggermi da solo”, allora non stai aiutando te stesso. Proprio come questo dito, purché sia sano e funzioni se c’è qualche problema posso spendere migliaia di dollari per esso. Ma se questo dito viene tagliato via dal mio corpo e lo calpestate coi piedi non mi preoccupo per esso. Allo stesso modo, aiutare se stessi significa porsi nella posizione corretta come parte integrante di Krishna. Questo è il vero aiuto, altrimenti come si può aiutare? Il dito può aiutarsi ponendosi nella corretta posizione della mano e lavorare per l’intero corpo; questa è la posizione corretta. Se il dito ritiene che “Io rimarrò separato da questo corpo e aiuterò me stesso”, morirà. Quindi, non appena pensi: “Vivrò in modo indipendente, senza preoccuparmi di Krishna”, equivale alla morte; e appena mi impegno come parte integrante di Krishna, quella è la mia vita. Quindi aiutare se stessi significa conoscere la propria posizione e lavorare in quel modo. Questo è aiutare. Senza conoscere la propria posizione come si può aiutare se stessi? Non è possibile.
Devoto: Allora dovremmo sempre cercare di agire discriminatamente, cercando sempre di servire Krishna e non farci servire da Krishna. Sentire sempre che dovremmo cercare di servire Krishna, e non dire che faremo questo e Krishna provvederà, Krishna ci aiuterà.
Prabhupāda: Stai servendo Krishna, ciò significa che stai facendo. Servire significa fare. Che cosa si intende per servire? In realtà quando si serve qualcuno non si sta facendo qualcosa? Siete impegnati nel servire Krishna. Come? Andate a predicare la coscienza di Krishna, cucinate, pulite, fate tante cose. Quindi aiutare Krishna significa fare. Aiutare Krishna non significa aggrapparsi alla sedia. Agire in coscienza di Krishna vuol dire che qualsiasi risorsa lavorativa abbiate la utilizzate per Krishna. Questa è bhakti. Ora, quali sono i vantaggi che abbiamo? Abbiamo la mente, va bene per pensare a Krishna. Abbiamo questa mano, per lavare il tempio o cucinare per Krishna. Abbiamo le gambe, andiamo al tempio di Krishna. Abbiamo questo naso, annusiamo i fiori offerti a Krishna. Ci si può impegnare così. Impegnarsi nella coscienza di Krishna significa lavorare, attività. Arjuna si rifiutò di agire e Krishna lo entusiasmò ad agire; questa è l’intera Bhagavad-gītā. Coscienza di Krishna non significa non lavorare. Impegnarsi nella ​​coscienza di Krishna significa lavorare per Krishna. Krishna non dice… Ovviamente in questo capitolo Krishna dirà qualcosa a riguardo. Egli non dice mai ad Arjuna: “Mio caro amico Arjuna, non curarti di questo mondo. Siediti e medita su di Me.” L’avete mai visto nella Bhagavad-gītā? Questa meditazione intende fermare tutti i lavori insensati, o aggrapparsi alla sedia. Ma coloro che sono avanzati nella coscienza di Krishna devono lavorare per Krishna. Proprio come un bambino che disturba sempre in casa. La mamma dice: “Mia caro, siediti qui.” Ma se vuole fare meglio la madre chiede: “Mio caro ragazzo, devi fare questo, devi fare quello, devi fare questo”. Seduti saldi alla sedia per chi fa sciocchezze, non per chi è ragionevole. Per le sciocchezze, tanto più si sta seduti almeno non se ne commettono, tutto quà. Negazione delle sciocchezze. Questo non è in positivo. Ecco attività positive. Quindi la negazione non è vita, vita positiva è vita. “Non fare questo” non è vita. “Fai questo”, questa è vita. Ma per fare correttamente ci sono alcune cose “non”. “Non” non è vita, “fare” è vita. Tutta la Bhagavad-gītā è “fare”. “Combatti per Me.” Non c’è nessun “non”. Arjuna chiedeva: “Non indurmi”, e a Krishna non piaceva così. “Stai parlando come un non-Āryan”. Kutas tvā kaśmalam idam. Anārya-juṣṭam (BG 2.2). “Questo tipo di parole le dicono i non-Āryan” Fu accusato di essere un non-Āryan, Anārya. Quindi coscienza di Krishna non significa sedere pigramente, no. Abbiamo gli interi divertimenti di Krsinha pieni di attività. Quando andate nel mondo spirituale Krishna sta sempre ballando. Lì avete 24 ore per ballare e mangiare. Quando si sta seduti? Non c’è questione di sedersi. Avete mai sentito niente di gopī sedute in meditazione? Mai sentito? E sulla Terra, Krishna o Il Signore Caitanya Mahāprabhu? Cosa faceva? Ballava, “Hare Krishna”. Siete anime spirituali, come si può fermare se stessi in silenzio? Questo non è possibile. Arjuna ha rifiutato quando… Troverete in questo Capitolo, quando ad Arjuna è stato consigliato: “Mio caro Arjuna, medita.” Immediatamente lui ha rifiutato. “Mio caro Krishna, non è possibile per me. Non è possibile per me.” Questa è realtà. Come è possibile per lui? Era un uomo di famiglia, voleva un regno, voleva governare il Paese. Dove si trova il tempo per la meditazione? Egli rifiutò decisamente: “Mio caro Krishna, è impossibile per me.” Egli disse del controllo della mente: vāyor iva suduṣkaram, “È difficile come controllare il vento.” Questo è un dato di fatto. Bisogna impegnare la mente in Krishna e così è controllata, in caso contrario, artificialmente, non la si può controllare. È impossibile. Lo disse Arjuna, che dire degli altri. Arjuna, chi è Arjuna? Parla personalmente con Krishna, pensate che sia un uomo ordinario? Lui ha detto che è impossibile. Vāyor iva suduṣkaram (BG 6.34).
Ha fatto questo preciso esempio. Cañcalaṁ hi manaḥ kṛṣṇa pramāthi balavad dṛḍham (BG 6.34), “Mio caro Krishna, mi stai chiedendo di controllare la mente. E’ così potente e inquieta che penso che controllarla equivalga a controllare il vento.” Se c’è vento forte, lo si può controllare? Così egli dà questo esempio. È possibile controllare la mente quando si stabilisce la mente ai piedi di loto di Krishna, questo è tutto. Nessuna sciocchezza può venirvi in mente, solamente Krishna. Questa è la perfezione della meditazione.

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