Oct 042016
 

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Bhagavad-Gita 2.14 — Germania, 21 giugno 1974

Studiando la vita, fin dall’inizio di questo corpo, fin dal grembo della madre, è semplicemente un fastidio. Contro la mia volontà ci sono così tante angosce. Poi, come si cresce, cresce la sofferenza, cresce. L’angoscia non diminusce. Quindi janma, poi la vecchiaia, poi la malattia. Finché avete questo corpo. I cosiddetti scienziati fabbricano medicine molto efficaci; scoperte, nuove scoperte. Proprio come…qual è il nome? Streptomicina? Così tante cose. Ma non possono fermare la malattia. Questo non è possibile, signore. È possibile produrre tanti farmaci di alto livello per curare la malattia. Non curano, danno sollievo temporaneo. Ma nessuno scienziato ha scoperto una medicina tale che “si prende questo medicinale e mai più malattia.” Questo non è possibile. “Prendi questo farmaco, non si muore più.” Questo non è possibile. Pertanto coloro che sono intelligenti sanno molto bene che questo posto è duḥkhālayam aśāśvatam (BG 8.15). Ciò è descritto nella Bhagavad-gītā: è un luogo di sofferenza. Finché si rimane qui. Ma siamo così sciocchi che non siamo in grado di realizzarlo. Noi ammettiamo: “Questa vita è molto piacevole. Lasciatemela godere.” Non è affatto piacevole; cambiamenti stagionali -sempre- questo dolore o quel dolore, questa sventura o quell’angoscia; questa scomodità, quell’ansia. Ci sono tre tipi di sofferenze: adhyātmika, adhibhautika, adhidaivika. adhyātmika indica le sofferenze relative a questo corpo e alla mente. E adhidaivika significa sofferenze causate dalla natura materiale. La natura. Tutto ad un tratto c’è un terremoto. Tutto ad un tratto c’è fame, c’è scarsità di cibo, carenza di piogge, calore estremo, inverno estremo, freddo estremo. Dobbiamo sottostare a queste triplici sofferenze. Almeno una o due ci devono essere. Eppure, non ci rendiamo conto che questo luogo è pieno di sofferenza per il fatto di aver ottenuto un corpo materiale. Pertanto il dovere di un uomo sano di mente è come fermare il processo di assunzione di un corpo materiale. Questa è intelligenza. Ci si dovrebbe renderne conto. “Sto sempre soffrendo; e io non sono questo corpo, ma vengo posto in questo corpo. Pertanto la giusta conclusione è che io non sono questo corpo. Se, in qualche modo, posso vivere senza questo corpo, allora le mie angosce finscono”. Questo è il senso comune. Ciò è possibile. Perciò Krishna viene; Dio viene per informarvi: “Tu non sei il corpo; tu sei l’anima, l’anima spirituale. E poiché sei in questo corpo devi soffre di tante angosce.” Perciò Krishna ricorda: “Queste sofferenze sono dovute a questo corpo.” Cercate di capire. Perché provate dolori e piacere? È dovuto al corpo.
Lo stesso anche la filosofia del Buddha: porre fine a questo corpo; il nirvāṇa. Nirvāṇa. Nirvāṇa significa… La loro filosofia è che si prova dolore e piacere a causa di questo corpo. Lo ammettono anche loro.

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