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Bhagavad-Gita 2.25 — Londra, 28 agosto 1973

Ci si può chiedere: perché uno ottiene un corpo da re,
e uno il corpo di maiale? Ci sono tanti altri corpi, 8.400.000 diversi tipi di corpi. Perché c’è differenza? Tale differenza si spiega nella Bhagavad-gītā. Kāraṇam. kāraṇaṁ significa causa. Perché ci sono queste varietà? kāraṇaṁ guṇa-saṅgo ‘sya. asya, jīvasya. Ci si associa a differenti tipi di guṇa e quindi si ottengono diversi tipi di corpi. Kāraṇaṁ guṇa-saṅgo ‘sya.
Percui la nostra attività non dovrebbe essere quella di associarsi alle qualità materiali – i guṇa-. Neanche alla virtù. Virtù significa qualità brahminica. sattva śama damas titikṣā. Il servizio di devozione trascende anche queste buone qualità. In questo mondo materiale, se in un modo o nell’altro si ottiene una nascita in una famiglia di brāhmaṇa o si eseguono i propri doveri esattamente come un brahmana rigoroso, si è tuttavia ancora condizionati dalle leggi di questa natura materiale. E che dire degli altri, coloro che sono nel guna della passione e dell’ignoranza. La loro situaizione è la più abominevole. jaghanya-guṇa-vṛtti-sthā adho gacchanti tāmasāḥ (BG 14.18). Coloro che sono nel guna dell’ignoranza, jaghanya, sono in una condizione molto abominevole. Questo è il śūdra. Kalau śūdra-sambhavaḥ. In questa Era di Kali ognuno è nel guṇa dell’ignoranza. Śūdra. Gli altri non lo sanno perché non hanno… Uno che sa che “Io sono un’anima spirituale, io non sono questo corpo,” è brāhmaṇa. E chi non lo sa è śūdra, kṛpaṇa. Etad vidita prāye sa brāhmaṇa. Ognuno muore, va bene, ma uno che muore dopo aver conosciuto la verità spirituale… Proprio come qui; gli studenti che stanno cercando di capire che cosa è la vita spirituale e, in un modo o nell’altro, capiscono almeno di essere l’anima spirituale, allora diventano brāhmaṇa. Si diventa brāhmaṇa, etad vidita. E uno che non capisce, è kṛpaṇa. kṛpaṇa significa avaro, brāhmaṇa significa generoso. Queste sono le ingiunzioni sastriche. Quindi, prima di tutto dobbiamo diventare brāhmaṇa. Poi Vaiṣṇava. Il brāhmaṇa sa semplicemente: “Io sono un’anima spirituale, ahaṁ brahmāsmi”. Brahma jānāti iti brāhmaṇa. Brahma-bhūtaḥ prasannātmā (BG 18.54). Con tale conoscenza si diventa prasannātmā, cioè risollevati, si prova sollievo. Se c’è un peso sulla testa e lo si toglie vi sentite sollevati. Allo stesso modo, questa ignoranza del ‘io sono questo corpo’ è un grande fardello, un peso su di noi. Quindi, quando si toglie questo peso, allora vi sentite sollevati. Brahma-bhūtaḥ prasannātmā (BG 18.54) si riferisce a quando si capisce realmente che “Io non sono questo corpo, io sono l’anima”. Si deve lavorare duramente per mantenere questo corpo; così si ottiene sollievo quando constatiamo: “Perché sto lavorando così duramente per questo ammasso di materia? Lasciatemi eseguire la mia reale necessità di vita, la vita spirituale.” Questo è un grande sollievo. Questo è un grande sollievo. Brahma-bhūtaḥ prasannātmā na śocati na kāṅkṣati (BG 18.54). Sollievo significa che non c’è bramosia, non c’è più lamento. Questo è brahma-bhūtaḥ.

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