Oct 062016
 

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Bhagavad-Gita 2.14 — Germania, 21 giugno 1974

Śrama eva hi kevalam (SB 1.2.8). Śrama eva hi kevalam significa ‘semplice lavoro inutile’ e ‘perdita di tempo’. Non è possibile controllare le leggi dellai natura. Supponiamo che in questa vita siate un imortante leader, il primo ministro, o quant’altro. Qusto va bene, ma in accordo alla vostra mentalità vi state creando la prossima vita. Quindi, in questa vita si rimane un primo ministro, e nella vita prossima si diventare un cane. Allora dov’è il vantaggio? Perciò questi sciocchi atei vogliono negare la vita successiva. Ciò è molto orribile per loro. E’ molto orribile per loro. Accettando la vita successiva… Loro sanno che la loro vita è molto peccaminosa. Quindi che tipo di vita stanno per ottenere secondo le leggi della natura? Quando ci pensano rabbrividiscono. “Meglio negarla. Meglio negarla.” Proprio come un coniglio. Ha il nemico di fronte e sta per morire, ma pensa: “Chiuderò gli occhi e sono fuori pericolo.” Questa è la visione atea; cercano di dimenticare che ci sia… Perciò negano: “Non c’è vita”. Perché no? Krishna dice: “Hai avuto un corpo nell’infanzia, eri un bambino. Dov’è quel corpo? Lo hai lasciato. Sei in un corpo diverso. Allo stesso modo cambierai questo corpo. Otterrai un altro corpo.” E chi lo dice? Lo dice Krishna, l’autorità più elevata. Posso non capire, ma quando è Lui a dirlo… Questo è il procedimento della nostra conoscenza. Noi accettiamo la conoscenza da parte della Persona perfetta. Io posso essere stupido, ma la conoscenza ricevuta dalla Persona perfetta è perfetta. Questo è il nostro metodo. Noi non cerchiamo di speculare. Può o non può avere successo, ma, se si accetta la conoscenza dalla autorità perfetta, quella conoscenza è perfetta. Proprio come quando speculiamo: “Chi è mio padre?” Potete speculare su chi sia vostro padre, ma quella speculazione non vi sarà di aiuto. Non potrete mai capire chi è vostro padre. Piuttosto andate da vostra madre, l’autorità suprema, e lei, immediatamente: “Ecco tuo padre.” Tutto qua. E non puoi conoscere tuo padre in nessun altro modo. Non c’è altro modo. Questo nella pratica. Non si può conoscere il proprio padre senza la dichiarazione autorevole di vostra madre. Allo stesso modo, le cose che sono oltre la vostra percezione, avan mānasa-gocara, non le potete immaginare, non ne potete parlare. A volte gli altri dicono: “Dio non può essere descritto. Dio non può essere mmaginato.” Questo è giusto. Ma se Dio stesso viene davanti a te e dice: “Eccomi”, allora dove è la difficoltà? Io sono imperfetto; non posso sapere. Va bene. Ma se è Dio stesso a venire davanti a me…

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