Jun 212017
 

Srimad Bhagavatan 07.06.03 – Vrndavana

C’è la storia di una prostituta, Lakṣahīra. C’era una prostituta, la cui tariffa ammontava a 1 lakh di pezzi di diamante (100.000). Non importa se un diamante grande o un diamante piccolo; questa era la sua tariffa. Un uomo era affetto da lebbra e doveva essere assistito; veniva assistito da sua moglie, una moglie molto fedele. Tuttavia, era infelice. La moglie chiese al marito: “Perché sei triste? Ti rendo così tanto servizio. Sei lebbroso, non puoi muoverti e ti trasporto con un cesto. Eppure ti senti infelice?” Così lui ammise: —Sì. “Oh, qual è la causa?” —Voglio andare dalla prostituta Lakṣahīra. Vedete? E’ lebbroso, povero, ed aspira ad andare da una prostituta che si fa pagare 100.000 pezzi di diamante. Comunque, lei era una moglie fedele; voleva soddisfare suo marito. In qualche modo organizzò la cosa. Poi, quando il lebbroso fu alla casa della prostituta, la prostituta gli offrì delle bune vivande, ma ogni vivanda servita in due piatti, uno d’oro, un altro in ferro. Così, mentre stava mangiando, chiese alla prostituta: —Perché mi servi un due piatti? “Perché volevo sapere se sentirete sapore diverso in contenitori diversi.” Allora lui disse: —No, non trovo alcuna differenza di gusto. La zuppa nel piatto d’oro e la zuppa in quello di ferro hanno lo stesso sapore. “Allora perché sei venuto qui?” Questa è la follia; tutto il mondo sta andando avanti così. Stanno semplicemente cercando di assaporare la stessa cosa da piatti diversi. Questo è tutto. Non provano disgusto, “Basta, signore. Ho assaggiato abbastanza.” Non è così. Questo si chiama vairāgya-vidyā, più nessun gusto. “E’ lo stesso, che lo prenda in questo piatto o quel piatto.”

Perciò è detto sukham aindriyakam (SB 7.6.3); il piacere dei sensi -non importa se ne godi come cane, essere umano, essere celeste, o come europeo o americano o indiano- il sapore è lo stesso. Questo è molto importante. Non si può avere un gusto migliore. Il gusto superiore è solo la coscienza di Krishna, paraṁ dṛṣṭvā nivartate (BG 2.59). Quindi, se non aumentare il vostro gusto per la coscienza di Krishna, allora si cercherà di gustare da questo piatto e quel piatto. Questa è la legge. Sarete così: sempre indaffarati e continuamente sofferenti, a gustare in questo piatto e quel piatto, “Potrebbe essere molto gustoso in questo piatto, forse è gustoso…” Il mondo intero va avanti così. Tutti questi mascalzoni vanno in Paesi diversi per la provare la vita sessuale. Vanno a Parigi… (interruzione) …sukham aindriyakaṁ daityā, sarvatra labhyate daivād yathā duḥkham (SB 7.6.3). Proprio come duḥkham; duḥkha significa infelicità. Supponiamo che un milionario è affetto da tifo e un povero è affetto da tifo. Questo vuol dire che il milionario avrà meno dolore che l’uomo povero? Quando hai la febbre tifoide, che tu sia un uomo ricco o povero, le pene della febbre tifoide sono le stesse. Non significa che l’uomo che è molto ricco non soffrirà per il tifo. No. Come l’infelicità è la stessa in piatti diversi, analogamente, anche la felicità è la stessa se in piatti diversi. Questa è conoscenza. Quindi, perché dovrei sprecare il mio tempo assaggiando la felicità e la sofferenza da piatti diversi? Diversi piatti significano questi diversi corpi.

Questa non è la nostra occupazione. La nostra occupazione è far rivivere la nostra originale coscienza di Krishna. Non importa in quale contenitore sono in questo momento. Ahaituky apratihatā (SB 1.2.6). Potete gustare la coscienza di Krishna senza alcuna esitazione, senza alcuna verifica, senza alcun ostacolo. La potete avere. Semplicemente si deve guardare dentro alla propria coscienza e correggere la coscienza. Questo è richiesto in questa forma di vita umana. Perciò Prahlāda Mahārāja, in principio, dice: durlabhaṁ mānuṣaṁ janma (SB 7.6.1). Questa comprensione, questa conoscenza, può essere raggiunta solo nella forma di vita umana. L’analisi di infelicità e sofferenza può essere spiegata ad un essere umano. Se chiamo tre dozzine di cani e gli chiedo: “Ora ascoltate il Bhāgavatam”, non è possibile. Il cane non sarà in grado di capire lo Śrīmad-Bhāgavatam; ma un uomo, per quanto inferiore possa essere, se ha un poco di intelligenza, egli sarà in grado di capire. Perciò Prahlāda Mahārāja dice: durlabhaṁ mānuṣaṁ janma (SB 7.6.1). Hai avuto la possibilità di capire che cosa è il bhāgavata-dharma; non perderla come i cani e i gatti.

Molte grazie.

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