Oct 092016
 

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Bhagavad-Gita 2.15 — Hyderabad, 21 novembre 1972

Così Prahlāda Mahārāja raccomanda: “Rinunciate a tutte queste concezioni assurde”. Vanaṁ gato yad dharim āśrayeta (SB 7.5.5). Solamente vanaṁ gataḥ, significa proprio essere liberi da questa concezione, da questa concezione di vita di gṛham andha-kūpam. Accettate la vita più completa della Coscienza di Kṛṣṇa. Allora voi sarete felici. Hitvātma-pātaṁ gṛham andha-kūpaṁ vanaṁ gato yad dharim āśrayeta (SB 7.5.5). Harim āśrayeta. La vera cosa da fare è harim āśrayeta. Vanaṁ gataḥ. Vanaṁ gataḥ significa andare nella foresta. In passato, dopo la vita di gṛhastha,la vita di vānaprastha,la vita di sannyāsa, si era soliti vivere nella foresta. Ma andare nella foresta non è il pricipale scopo della vita. Poichè nella foresta ci sono molti animali, questo significa che loro sono avanzati nella vita spirituale? Questo è detto markaṭa-vairāgya. Markaṭa-vairāgya significa “la rinuncia delle scimmie .” La scimmia è nuda. Nāga-bābā. Nuda. E mangia frutta,la scimmia, e vive sotto un albero o su un albero. Ma ha almeno tre dozzine di mogli. Quindi questa markaṭa-vairāgya, questo tipo di rinuncia, non ha valore. Vera rinuncia. Vera rinuncia significa che voi dovete abbandonare la vita andha-kūpa, e prendere rifugio in Kṛṣṇa, harim āśrayeta. Se voi prendete rifugio in Kṛṣṇa, allora siete in grado di rinunciare a questa, a tutta questa vita di “ismo” . Altrimenti,ciò non è possibile; voi sarete intrappolati da questa vita di “ismo”. Così hitvātma-pātaṁ gṛham andha-kūpaṁ vanaṁ gato yad dharim āśrayeta (SB 7.5.5). Non rinunciare…Se voi rinunciate a qualcosa,dovete accettare qualcosa. Altrimenti, ciò sarà disturbato. Accettare. Questo è la raccomandazione: paraṁ dṛṣṭvā nivartate (BG 2.59). Voi siete in grado di rinunciare alla vostra vita di famiglia, vita sociale,vita politica, questa vita, quella vita, quando accettate il tipo di vita cosciente di Kṛṣṇa. Altrimenti, ciò non è possibile. Altrimenti, voi dovete accettare alcune di queste vite. Non c’è alcun dubbio sulla vostra libertà. Non c’è alcun dubbio sulla libertà dalle ansietà. Questa è la strada.
Così qui è la stessa cosa, tattva-darśibhiḥ, coloro i quali sono davvero profeti della Verità Assoluta… athāto brahma jijñāsā, come è detto nel Vedānta-sūtra… Proprio ieri, un ragazzo mi stava chiedendo: “Che cos’è il Vedānta? Vedānta, qual’è il significato di Vedānta?” E’ molto bello, è molto facile. Veda significa conoscenza, e anta significa ultima. Quindi Vedanta significa conoscenza ultima. Quindi la conoscenza ultima è Kṛṣṇa. Kṛṣṇa dice, vedaiś ca sarvair aham eva vedyo vedānta-kṛd veda-vid ca aham. Lui è l’autore del Vedānta e Lui è il conoscitore del Vedānta. A meno che Lui non sia il conoscitore del Vedānta, come può Lui scrivere il Vedānta? Effettivamente, la filsofia del Vedānta è scritta da Vyāsadeva, un’incarnazione di Kṛṣṇa. Quindi Egli è il vedānta-kṛt. E Egli è anche il vedānta-vit. Così la domanda era se Vedānta significa advaita-vāda o dvaita-vāda. Quindi è molto facile da capire. Il primo aforisma del Vedānta: athāto brahma jijñāsā, fare domande riguardo il Brahman, la Verità Assoluta. Ora informarsi, dove? Se tu vuoi fare ricerche, tu devi andare da qualcuno che conosce la cosa. Perciò, immediatamente,fin dall’ inizio del Vedānta-sūtra, c’è dualità, che uno deve chiedere e uno deve rispondere. Athāto brahma jijñāsā. Quindi nel Vedānta-sūtra, come può esso essere advaita-vāda? E’ dvaita-vāda, fin dall’inizio. Athāto brahma jijñāsā. Uno deve domandare che cosa è il Brahman, e uno deve rispondere, o il maestro spirituale, o il discepolo, che esso è duale. Come puoi dire che esso è advaita-vāda? Così noi dobbiamo studiare in questo modo. Qui è detto, tattva-darśibhiḥ. Tattva-darśibhiḥ significa vedānta-vit, uno il quale conosce il Vedānta. Janmādy asya yataḥ (SB 1.1.1). Colui il quale conosce la Verità Assoluta, da cui ogni cosa comincia. Janmādy asya yataḥ. Questo è l’inizio dello Śrīmad-Bhāgavatam.

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