Jul 162016
 

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Lettura dello Srimad Bhagavatan 7.9.24 — Mayapur, 2 marzo 1976

Nel vostro Paese l’ottanta per cento, il novanta per cento, sono infettati con la malaria, e hanno la sifilide. Qual è la differenza? Perché, come medico, perché si dovrebbe fare differenza tra ‘Questa malattia è migliore di quella malattia’? Malattia è malattia. In realtà il fatto è questo. Tu dici che “Stiamo soffrendo di malaria. È meglio che soffrire di sifilide”. No. La malattia è la malattia. Allo stesso modo, che tu sia Brahmā o la formica, la malattia è come diventare maestro. Questa è la malattia. Pertanto, per la cura di questa malattia, Krishna viene e dice chiaramente “Farabutto, tu non sei il padrone, sei servitore. Arrenditi a Me”. Questa è la cura della malattia. Se si concorda sul fatto che “Mai più”, āra nāre bapa, “Non cercherò mai più di diventare padrone”, allora questa è la cura della malattia.
Quindi Caitanya Mahāprabhu disse, come anche Prahlāda Mahārāja: nija bhṛtya-pārśvam (SB 7.9.24) “Impegnami come il servitore del tuo servitore” anche Caitanya Mahāprabhu disse la stessa cosa: gopī-bhartur pada-kamalayor dāsa-dāsa-anudāsaḥ (CC Madhya 13.80). Quindi questo Movimento per la Coscienza di Krishna intende che si debba rinunciare a questa idea assurda di diventare maestro. Questa è la coscienza di Krishna. Dobbiamo imparare a diventare servitori. Non solo servitore, servitore del servitore, servitore del… Questa è la cura. Perciò Prahlāda Mahārāja disse: “Finalmente ho capito tutte queste sciocchezze sul diventare maestro. Anche mio padre ha cercato di diventare maestro. Quindi, con questa conoscenza, ora sono perfetto. Non vi è alcuna utilità di diventare maestro. Meglio, se vuoi gentilmente darmi qualche benedizione, farmi diventare il servitore del tuo servitore”. Questa è una benedizione. Così uno che ha imparato a farsi servitore del servitore di Krishna, allora è perfetto. Perciò Caitanya Mahāprabhu dice tṛṇād api sunīcena taror api sahiṣṇunā. Un servitore deve tollerare. Tollerare. Al servitore il padrone ordina a volte così tante cose che egli si sente disturbato. Ma tuttavia, esegue e tollera. Questa è la perfezione. Qui in India, ancora oggi quando una persona va a sposarsi, è una consuetudine le madri chiedono allo sposo: “Mio caro figlio, dove vai?” Lui risponde: “Mamma, vado a prendere uno serva per te”. Questo è il sistema. “Mamma, vado a prendere uno serva per te”. Questo significa “Mia moglie, tua nuora, ti servirà come una domestica”. Questa è la civiltà vedica.
Quando Krishna con le Sue sedicimila mogli è andato a Hastināpura, Draupadī… è naturale, tra donna e donna, parlare dei loro mariti. Questo è comune. Così Draupadī faceva domande a ogni moglie di Krishna. Non tutte. È impossibile, sedicimila. Almeno le principali regine, a partire da… Qual è il (indistinto)? Rukmiṇī, sì. Così ognuna di loro stava descrivendo la cerimonia di matrimonio, Rukmiṇī spiegò: “Mio padre voleva dare la mia mano a Krishna, ma mio fratello maggiore non era d’accordo. Voleva farmi sposare Śiśupala. Non piacendomi questa idea ho scritto una lettera privata a Krishna: ‘Ho dedicato la mia vita a Te, ma la situazione è questa… Ti prego di venire e di rapirmi’. Quindi Krishna mi ha rapita e ha fatto di me la sua serva”. Figlia della regina, figlia del re… Ognuna di loro era figlia di re. Non erano figlie di persone ordinarie. Ma volevano diventare serve di Krishna. Questa è l’idea, di diventare servitore e di diventare servo. Questo è l’ideale della civiltà umana. Ogni donna dovrebbe cercare di diventare serva del marito, e ogni uomo dovrebbe cercare di diventare cento volte servitore di Krishna. Questa è la civiltà indiana, non che “Marito e moglie hanno uguali diritti”. In Europa, in America, è in corso il movimento “Pari diritti”. Questa non è la civiltà Vedica. Civiltà Vedica è che il marito dovrebbe essere un servitore sincero di Krishna, e la moglie dovrebbe essere una servitrice sincera del marito.

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